Certificazione di Prodotto ICMQ | Contenuto di materiale riciclato/recuperato/sottoprodotto
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L’edilizia a secco è per sua natura una pratica che prevede l’assemblaggio modulare delle varie componentistiche, perché queste si rendano solidali nell’integrità dell’edificio realizzato. L’assemblaggio a secco, quindi, incorpora nella sua modularità intrinseci caratteri di disassemblaggio, rispettando la stessa definizione inserita nei Criteri CAM come da decreto MITE 23 giugno 2022 e precedenti versioni.
Così come riportato all’interno del medesimo decreto, il concetto di disassemblabilità si esplica attraverso la possibilità di poter adottare la demolizione selettiva per una successiva preparazione al riutilizzo, riciclaggio o altre operazioni di recupero.
2.4.14 Disassemblabilità e fine vita | Il progetto relativo a edifici di nuova costruzione, inclusi gli interventi di demolizione e ricostruzione e ristrutturazione edilizia, prevede che almeno il 70% peso/peso dei componenti edilizi e degli elementi prefabbricati utilizzati nel progetto, esclusi gli impianti, sia sottoponibile, a fine vita, a disassemblaggio o demolizione selettiva (decostruzione) per essere poi sottoposto a preparazione per il riutilizzo, riciclaggio o altre operazioni di recupero. L’aggiudicatario redige il piano per il disassemblaggio e la demolizione selettiva, sulla base della norma ISO 20887 “Sustainability in buildings and civil engineering works- Design for disassembly and adaptability — Principles, requirements and guidance”, o della UNI/PdR 75 “Decostruzione selettiva - Metodologia per la decostruzione selettiva e il recupero dei rifiuti in un’ottica di economia circolare” o sulla base delle eventuali informazioni sul disassemblaggio di uno o più componenti, fornite con le EPD conformi alla UNI EN 15804, allegando le schede tecniche o la documentazione tecnica del fabbricante dei componenti e degli elementi prefabbricati che sono recuperabili e riciclabili. La terminologia relativa alle parti dell’edificio è in accordo alle definizioni della norma UNI 8290-1. |
Il contenuto di materia riciclata ovvero recuperata ovvero di sottoprodotti è dimostrato tramite una delle seguenti opzioni, producendo il relativo certificato nel quale sia chiaramente riportato il numero dello stesso, il valore percentuale richiesto, il nome del prodotto certificato, le date di rilascio e di scadenza:
2.5.4 Acciaio | Per gli usi non strutturali è utilizzato acciaio prodotto con un contenuto minimo di materie riciclate ovvero recuperate ovvero di sottoprodotti come di seguito specificato: - Acciaio da forno elettrico non legato, contenuto minimo pari al 65%; - Acciaio da forno elettrico legato, contenuto minimo pari al 60%; - Acciaio da ciclo integrale, contenuto minimo pari al 12%. Con il termine “acciaio da forno elettrico legato” si intendono gli “acciai inossidabili” e gli “altri acciai legati” ai sensi della norma tecnica UNI EN 10020, e gli “acciai alto legati da EAF” ai sensi del Regolamento delegato (UE) 2019/331 della Commissione. Le percentuali indicate si intendono come somma dei contributi dati dalle singole frazioni utilizzate. |
2.5.8 Tramezzature, contropareti perimetrali e controsoffitti | Le tramezzature, le contropareti perimetrali e i controsoffitti, realizzati con sistemi a secco, hanno un contenuto di almeno il 10% (5% in caso di prodotti a base gesso) in peso di materiale recuperato, ovvero riciclato, ovvero di sottoprodotti. La percentuale indicata si intende come somma dei contributi dati dalle singole frazioni utilizzate. |
Con riferimento ad i criteri specifici per componenti edilizi (paragrafo 2.5.8) si riporta che Knauf è in grado di fornire lastre in gesso rivestito destinate alla realizzazione di sistemi a secco per l’edilizia quali tramezzature e controsoffitti, che soddisfano il requisito del contenuto minimo del 5% in peso di materie riciclate e/o recuperate e/o di sottoprodotti.
La conformità del processo produttivo rispetto a tale criterio ambientale è stata verificata dall’Organismo preposto ICMQ, mediante validazione dell’asserzione ambientale autodichiarata UNI EN IS0 14021 (tipo II) con i certificati nr. P235.
Con riferimento al requisito specifico sulla disassemblabilità dei componenti edilizi (2.6.2) i sistemi a secco permettono in fase di dismissione e fine vita di poter adottare la demolizione selettiva e la corretta attribuzione dei codici EER ai singoli componenti. Questa attività permette al singolo rifiuto di poter essere gestito separatamente e di conseguenza poter massimizzare le percentuali di materiale riutilizzato, riciclato o recuperato.
Dimostrazione di queste caratteristiche sono espressamente evidenziate all’interno delle EPD (Environmental Product Declaration) di cui i nostri sistemi sono dotati.
2.6.2 Demolizione selettiva, recupero e riciclo | Fermo restando il rispetto di tutte le norme vigenti, la demolizione degli edifici viene eseguita in modo da massimizzare il recupero delle diverse frazioni di materiale. Nei casi di ristrutturazione, manutenzione e demolizione, il progetto prevede, a tal fine, che, almeno il 70% in peso dei rifiuti non pericolosi generati in cantiere, ed escludendo gli scavi, venga avviato a operazioni di preparazione per il riutilizzo, riciclaggio o altre operazioni di recupero, secondo la gerarchia di gestione dei rifiuti di cui all’art. 179 del decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152. [...] In considerazione del fatto che, in fase di demolizione selettiva, potrebbero rinvenirsi categorie di rifiuti differenti da quelle indicate (dovute ai diversi sistemi costruttivi e materiali ovvero componenti impiegati nell’edificio), è sempre suggerita l’adozione di tutte le precauzioni e gli accorgimenti atti ad avviare il maggior quantitativo di materiali non pericolosi a riciclo e ad altre operazioni di recupero. |
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